“Ricordo di un giorno particolare”

Ricordo di un giorno particolare

di Giuseppe Picone
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Quando Michelangelo Picone, il mio fratello maggiore, discute la sua tesi di laurea in Filologia Romanza presso l’Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Lettere e Filosofia, Anno Academico 1967-68, tesi dal titolo “Per una edizione critica delle Rime di Guittone d’Arezzo (Le Rime morali)”, relatore Gianfranco Contini, ha venticinque anni, essendo nato ad Aragona (Agrigento) il 12 febbraio 1943. Siamo infatti nel giugno 1968. La discussione si svolge in una aula al primo piano (se ricordo bene) della sede della Facoltà di Lettere in Piazza Brunelleschi.

È un tipico tiepido pomeriggio fiorentino di inizio estate. Sono presente anche io con altri familiari. Non ho ricordi precisi della discussione della tesi. Faccio fatica a ricordare i volti dei due protagonisti e del pubblico accorso. Il Professore con l’immancabile completo blu: il volto, con gli inconfondibili baffetti neri che mi riaffiora nella memoria, è probabilmente frutto delle foto viste in seguito. Ho del tutto cancellato i volti delle altre persone presenti: del correlatore (di cui non ricordo il nome) e degli altri astanti. Solo il volto fresco, pulito e ardente di Michelangelo è sicuramente quello di quel giorno. L’atmosfera che respirai: quella posso dire che mi è rimasta ben impressa. Dal silenzio ieratico iniziale che perdurò per tutta la “cerimonia” (tutto il contrario della allegra caciara che accompagna oggi le discussioni delle tesi: soprattutto quelle di primo livello) alla concitazione un po’ turbolenta del finale. Infatti alla fine della proclamazione della votazione, mio fratello uscì dall’aula con fare perentorio. Non ho mai capito bene il perché. Forse non gli erano piaciute le parole di Contini, forse un malinteso sulla votazione (il massimo dei voti con la lode, se ricordo bene). Con il senno di poi ho ricostruito un po’ meglio il senso profondo di quella reazione. Il Maestro che avrebbe voluto trattenere l’allievo di valore, ma in posizione ancillare, si scontrò con il forte desiderio di emancipazione di quest’ultimo, il quale, con quel gesto, abbandonò il nido in cui era cresciuto, senza farvi più ritorno. Né il Maestro apprezzò il gesto. Tanto meno gli altri pulcini della nidiata, i quali non smisero mai di beccare il reprobo.

Ma come vi era giunto Michelangelo a Firenze, a quella Università e a quella disciplina? Primo di sette figli di una poverissima famiglia contadina di migranti siciliani in Toscana, Michelangelo, che mostrava fin da piccolo notevoli facoltà di apprendimento e dedizione allo studio, sotto la ferma e lungimirante guida materna, entrò a dieci anni nel Seminario Minore Arcivescovile di Firenze di via Santa Marta a Montughi. Era, allora, l’unico approdo agli studi superiori per i figli dei contadini poveri. Non è un caso che con il “miracolo economico” degli anni Sessanta ed il conseguente spopolamento delle campagne, si svuotarono anche i seminari. In Seminario Michelangelo, dopo un primo periodo di non facile ambientamento, confermò una notevole capacità di studio e bravura parallelamente ad una spiccata insofferenza alla disciplina e alla autorità. Vi compì l’intero ciclo ginnasiale (cinque anni) e i primi due anni del Liceo Classico. Fino alla separazione consensuale. Fortunatamente la Firenze cattolica e lapiriana di quel tempo sapeva riconoscere i talenti e aiutarli. Così mio fratello trovò asilo in una struttura di accoglienza gestita dal mondo solidale cattolico (se non erro la Casa della Gioventù di Pino Arpioni in via Capponi). Michelangelo sostenne con agilità la Maturità Classica in uno dei licei di Firenze e si iscrisse a Lettere vincendo anche la Borsa di Studio che gli permise di frequentare l’Università come interno alla Casa dello Studente di Piazza Indipendenza. La scelta di iscriversi a Lettere a Firenze e non concorrere per un posto alla Normale di Pisa è stata ben spiegata da Michele Ciliberto, suo compagno di studi di quegli anni. Ciliberto sostiene, a ragione, che la vera “Normale” in quel periodo era in realtà a Firenze, dove insegnavano personalità del calibro di Gianfranco Contini, Eugenio Garin, Ernesto Sestan, Delio Cantimori… (vedi M. Ciliberto, Michelangelo Picone. Un amico, una generazione in M. Mesirca, G. Picone, Per Michelangelo Picone: Aragona (Agrigento), 12 febbraio 1943 – Tempe (Phoenix), 24 aprile 2009, Pisa, Fabrizio Serra Editore, 2009, pp. 19-23).

Perché Michelangelo scelse la laurea in Filologia Romanza con Gianfranco Contini? Posso solo avanzare una mia personale opinione fondata sulla conoscenza del carattere del giovine Michelangelo, il quale mirava sempre alle cose più difficili e a scalare le vette più alte. La cattedra di Contini aveva fama all’epoca di una fortezza quasi inespugnabile. Meta raggiungibile solo da un ristretto gruppo di eletti. Naturalmente si univa a questo spirito indomito anche l’amore per la letteratura italiana delle origini, passione che testimonierà in quaranta anni di attività di studioso e di maestro.

Il poderoso materiale raccolto per il lavoro presentato alla discussione della tesi (due volumi: il primo di 214 pagine recante la proposta di edizione critica delle rime morali guittoniane; il secondo di 92 pagine contenente il relativo commento) non ha mai visto la pubblicazione, nonostante la volontà più volte ribadita dall’autore di volerlo fare. Ad esempio in occasione della sua relazione al convegno guittoniano di Arezzo del 1994 da lui stesso organizzato e curato (si veda Guittone d’Arezzo nel settimo centenario della morte. Atti del Convegno internazionale di Arezzo (22-24 aprile 1994), a cura di Michelangelo Picone, Firenze, Franco Cesati Editore, 1995, pp.73-88: in particolare p. 80, n. 17). Anche qui posso fare solo supposizioni: Michelangelo era non solo uno studioso di grande valore, ma al contempo un serissimo insegnante. Sempre presente sia in cattedra che in ufficio: con la porta sempre aperta, dal lunedì al venerdì. Organizzatore infaticabile di conferenze, seminari, convegni. Ideatore e direttore di numerose collane editoriali specialistiche (soprattutto riguardanti Dante, Petrarca e Boccaccio: il cuore della sua ricerca di filologo e storico della letteratura italiana). Direttore e animatore di due riviste «L’Alighieri» e «Rassegna Europea di letteratura italiana». Tutto il materiale editoriale da lui promosso veniva personalmente controllato fino alla correzione delle bozze ed in alcuni casi anche nella redazione degli indici dei nomi. Un lavoro immane! Probabilmente aveva destinato la cura della pubblicazione della edizione critica delle Rime guittoniane a dopo il pensionamento. Purtroppo Moira e Tanato, coppia crudelissima quante altre mai, non glielo permisero.

Giuseppe Picone
San Gimignano, 22 febbraio 2020


Recommended Citation: Picone, Giuseppe. “Ricordo di un giorno particolare.” Digital Dante. New York: Columbia University Libraries, 2020. http://digitaldante.columbia.edu/giuseppe-picone-ricordo/

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Published in partnership with Columbia University Libraries